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L’Angelo della morte: gli esperimenti erano troppo disumani per parlarne.

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Sembra davvero non esserci fine all’orrore che ha caratterizzato gli anni del nazismo: più passa il tempo e più si aggiungono verità di quell’epoca che ancora riescono a suscitare brividi lungo la schiena.

Oggi vi faremo conoscere un personaggio cruciale, protagonista nel campo di concentramento di Auschwitz, che probabilmente pochi di voi conoscono perché parlarne significa anche venire a conoscenza delle sue disumane torture, condotte sulle già vittime dei rastrellamenti. I bambini del campo lo dovevano chiamare “zio”, ma per tutti gli altri era l’Angelo della morte. 

Si chiamava Joseph Mengele ed era entrato ad Auschwitz come medico: tuttavia lui non curava le persone, spesso le uccideva in nome della sua ricerca scientifica. La sua fissazione erano le razze umane: erano state l’oggetto della sua tesi all’Università e approfittò dei deportati per continuare i suoi studi.

Nel campo si credeva che chi veniva scelto al dottor Mengele fosse molto fortunato in quanto scampava alle docce a gas e ai forni crematori: ciò che non si conosceva però era la terribile fine che facevano le persone che entravano nello studio, uguale se non peggiore a quella che spettava a tutti gli altri. Ciò che lo spingeva ad agire in maniera diabolica era il fatto che i tedeschi davano troppo spesso alla luce bambini senza le caratteristiche ariane. Ciò era inaccettabile per lui, una minaccia da scongiurare. Per questo motivo la sua attenzione era particolarmente rivolta ai gemelli e agli studi sul trapianto di organi umani. Il suo piano allucinante consisteva nel trovare il modo di far partorire alle donne più bambini con un solo parto, il più possibile somiglianti all’ariano puro. In che modo? Eseguendo i trapianti: Mengele andava a caccia degli occhi blu tra i deportati nei campi per poi utilizzarli nella creazione di una razza pura. A margine del suo obiettivo principale ce ne erano altri non meno allucinanti: studiava il corpo umano immergendolo in vasche di ghiaccio e annotando il tempo di resistenza fino a pochi istanti prima della morte. Faceva abortire le donne per analizzare i feti, castrava decine di prigionieri per punirli per la loro impurezza. Sarebbe stato un “dottore pazzo” perfetto nel cast di un film di Hollywood, ma ciò che fa rabbrividire è che la sua follia era incoraggiata da una intera società malata.

I suoi interventi erano meticolosi, portava alla morte le sue vittime con la precisione di un chirurgo, usando esclusivamente strumenti sterilizzati. Il suo appellativo poteva essere messo in dubbio già durante la sua attività, ma fu solo in seguito alla fine della guerra e la caduta del nazismo, che la comunità scientifica dichiarò il suo operato assolutamente privo di ogni fondamento. Ciò che fa ancora più rabbia è la fine che toccò a Mengele: nel 1944 riuscì a fuggire dalla cattura delle truppe alleate, continuando a vivere nella città natale sotto il suo reale nome.

Che fosse stato nominato durante il processo di Norimberga non servì a niente, nessuno tentò di arrestarlo. Pochi anni dopo si trasferì in Argentina dove si occupò dell’azienda di famiglia. Non solo riuscì ad ottenere la cittadinanza argentina mantenendo il suo nome reale, ma quando si stabilì in Paraguay anche qui gli fu concessa.

Sembra che uno spirito maligno proteggesse la persona di Mengele: l’uomo riuscì numerose volte a fuggire, a nascondersi e continuare a vivere come se quegli atti osceni nei campi non li avesse commessi lui. Venne dichiarato morto quando venne ritrovato un corpo sepolto che secondo la polizia corrispondeva a Mengele. Non si ha la completa certezza che sia veramente lui, in ogni caso solo una cosa è certa: che quest’uomo, forse anche più maligno dello stesso Hitler, non ha scontato nemmeno un giorno di carcere. Fonte:(www.curioctopus.it).

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