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Sulla Brexit l’ombra dei soldi di Putin: lo zar paga e si prende tutta Europa.

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È proprio una vecchia storiella inglese, quella dei due diplomatici perduti in una strada di campagna cui il contadino cui avevano chiesto “dove siamo?” rispose “nella vostra macchina!”. “Impara la perfetta frase diplomatica”, spiegò il più anziano al più giovane: “Sintetica, veritiera, e che non comunica niente che non si sappia già”. In questa chiave, si può veramente definire il più “diplomatico” dei commenti quello che ha fatto Putin: “Il risultato del referendum in Gran Bretagna avrà senz’altro conseguenze per il mondo e per la Russia”.

E infatti una primissima conseguenza è stata che, come ha subito informato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, è saltato l’incontro in agenda la prossima settimana a Mosca tra il presidente russo e il vice cancelliere tedesco nonché ministro dell’Economia e Energia e leader socialdemocratico Sigmar Gabriel.

Ma, è vero che ora la Russia sta godendo per il risultato? Nemesi per la disintegrazione del vecchio impero sovietico a parte, era Londra la principale sponsor di quelle sanzioni alla Russiasu cui invece la gran parte dell’ Ue scalpita, nella sensazione di stare pagando il costo di una partita geostrategica che è soprattutto interesse di Washington. E appunto come longa manus di Washingtonnel Continente il Regno Unito è percepito: un po’ per solidarietà atlantico-anglosassone; un po’ perché il contenimento della spinta russa verso i mari caldi è stato spesso un asse portante della politica estera britannica. Anche se prima della Guerra di Crimea inglesi e russi erano stati alleati assieme ai tedeschi per contenere la spinta egemonica della Francia di Napoleone, e in seguito inglesi, russi e francesi sarebbero stati di nuovo assieme per contenere la spinta egemonica della Germania di Guglielmo II e di Hitler. Come si vede, da due secoli il gioco delle quattro carte resta più o meno lo stesso…

Sospettato dallo stesso Cameron di aver appoggiato la Brexit sottobanco e magari anche di aver finanziato sotto banco i suoi propugnatori, Putin da Taskhent ha poi respinto nettamente questa accusa. “Noi non abbiamo mai interferito, ci siamo comportati, secondo me, in modo molto corretto; naturalmente abbiamo seguito in modo attento quello che stava succedendo, ma non abbiamo influenzato questo processo e nemmeno abbiamo mai provato a farlo”. Secondo lui le accuse dell’ oramai dimissionario premier britannico “non hanno alcun fondamento”, anzi, “penso che non sia nient’ altro che un tentativo scorretto di influenzare l’opinione pubblica interna”. Insomma, la “manifestazione di un basso livello di cultura politica”. Da Mosca, però, il sindaco Sergey Sobyanin ha postato via Twitter un commento molto meno diplomatico. “Senza la Gran Bretagna nell’Unione Europea non ci sarà più nessuno a invocare sanzioni con tanto zelo”, ha scritto.

Amministratore locale senza incarichi formali verso l’ esterno ma comunque esponente di primo piano del regime, probabilmente è il suo il vero commento che Putin vuol trasmettere al suo popolo. Ma ancora più pesante ci è andato Boris Titov: il leader di un Partito della Giusta Causa che Putin coltiva come possibile embrione di un’alternativa a lui gradita, e che nel frattempo ha avuto l’incarico ufficiale di difensore civico degli imprenditori. Anche lui in una sede poco ufficiale come Facebook, ha scritto che «la più importante conseguenza di lungo termine di tutto ciò» non è tanto “l’indipendenza del Regno Unito dall’Europa, ma l’indipendenza dell’Europa dagli Stati Uniti”. “E non manca molto a una Eurasia unita – circa 10 anni”, ha concluso.

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