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Ecco qui il vero volto della CRISI. Potrebbe toccare anche a noi. Guardate…

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Anche Margarita è una tra i tanti. Quando sente la moneta nel bicchiere allunga la mano, apre un po’ gli occhi, accenna con la bocca un ringraziamento. Da anni vive senza un tetto a piazza Omonoia, ad Atene, una delle zone più degradate del centro. Ma lei è solo una tra gli altri mille e settecento che affollano le strade della capitale greca. Altri settemila vivono negli alloggi occupati ma non possiedono una casa né affittano un appartamento. E pensare che nel 2010, anno nel quale è iniziata la crisi che ha piegato in due il Paese, i senza tetto erano solo cinquecento. Oggi da piazza Syntagma a piazza Omonoia, i portici che fiancheggiano la strada sono diventati un dormitorio a cielo aperto. Manca il lavoro, mancano i servizi sociali, e così moltissimi greci si sono ritrovati per strada. Vassilis era impiegato presso la società di trasporto pubblico di Atene, poi ha perso il lavoro e ora chiede la carità nei pressi della prestigiosa via Ermou. A poco a poco migliaia di persone si sono ritrovate senza più una casa e, a causa di questo, esclusi totalmente dalla vita civile. La disoccupazione è arrivata al 23% e questo significa che, in un momento di seria difficoltà, avere la possibilità di beneficiare di un aiuto da parte di amici e parenti diventa sempre più difficile. Non vi sono per altro strutture pubbliche efficienti in grado di fornire una casa o semplicemente un pasto caldo. Il Financial Times calcola che un quinto della popolazione non abbia accesso a servizi di base come la linea telefonica o il riscaldamento. In appena sei anni la percentuale di popolazione in stato di povertà assoluta è passata dal 2 al 15 %. Anche a livello sanitario non vi è alcuna assistenza. Unica speranza per i senza tetto rimangono le associazioni di volontariato come Steps. Due volte a settimana i volontari di questa associazione allestiscono un centro di emergenza serale: un pasto caldo, una doccia, assistenza medica e legale. Maria, venticinque anni, laureata in psicologia mentre cerca lavoro, lavora come volontaria con loro. “Non ci limitiamo a portare loro un tè, vogliamo motivarli a riallacciare dei rapporti sociali. Ma ad aiutarli siamo soli”, ha dichiarato. “La scorsa settimana ha nevicato e il Comune di Atene ha aperto alcuni dormitori alla periferia della città. Certo, erano stanze senza nemmeno una brandina, ma almeno erano al caldo. A mezzanotte però c’era il cambio di turno e siccome un sorvegliante notturno non si è presentato, hanno deciso di chiudere bottega e spedito tutti nella neve, ancora una volta.”

(Fonte: www.direttanews.it)

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